NUOVE ARGILLE
LINGUAGGI DELLA GIOVANE  CERAMICA D’ARTE ITALIANA
FRAC Baronissi (SA)
Fondo Regionale d’ Arte Contemporanea
19 dicembre 2008 – 30 gennaio 2009

DALL’ OGGETTO ALLA SCULTURA
“… Diverso è il lavoro di Luca Freschi il quale si impone in questa categoria per via del soggetto con cui si è confrontato: anch’esso riparte dall’oggettistica domestica, ma invece di compiere una trasformazione di senso mediante giochi linguistici o per via di artifici quali il grottesco e l’ironia, decide di trasformare l’oggetto-bambola mediante una completa rimodulazione plastica. Il gioco intellettuale, pur proseguendo sulla scia della risignificazione del dato figurativo, porta alle estreme conseguenze le potenzialità mimetiche della scultura. Muñeca è realizzata mediante il fedele calco di un’amica dell’artista, sia nelle dimensioni (l’opera è alta 1,60m circa) che nella realizzazione della figura. Per comprendere a fondo il lavoro dell’artista è pertanto necessario pensare, ancora una volta, all’oggetto di partenza: tanto le bambole in porcellana di un tempo, quanto le bambole seriali prodotte industrialmente oggi, sono infatti modellate su un ideale canonico di bellezza. Agli antipodi da questa consuetudine si pone il lavoro di Luca che, partendo da una persona in carne ed ossa, realizza la sua personale Muñeca, unica nel suo genere. La scultura porta nella sua essenza plastica i tratti di una persona cara: dal calco iniziale l’artista ricava gli arti e il volto in terracotta grazie un’operazione tecnica piuttosto semplice. Una volta che l’artista ha eseguito il calco, lo getta a terra e le parti riassemblate vengono foderate in terracotta. A terracotta ancora fresca l’artista esercita delle fessure sulla materia, quando la materia si essicca le fessurazioni si allargano, fino a separarsi. Ad essiccatura terminata l’artista riprende le parti degli arti e le ricompone (grazie a speciali collanti) secondo il ricordo della persona ritratta. Il risultato finale è dunque una soluzione di compromesso tra rappresentazione della realtà (cioè la fase di riassemblaggio delle parti mediante il ricordo della persona cara) e la realtà stessa, costituita dal calco. Il ruolo centrale del ricordo è enfatizzato dalla scelta dei modelli, da sempre persone amiche dell’artista: sembra di trovarsi agli esordi del lavoro di Dubuffet, quando l’artista realizzava maschere grottesche che ritraevano conoscenti.
Come afferma Luca Freschi quando sostiene “le mie opere sono salvadanai di ricordi” e come si può facilmente notare nelle “teste” (lavori a cui Luca si è dedicato nell’ultimo anno, immediatamente precedenti al pezzo in mostra), la realizzazione dell’opera diviene una ricostruzione affettiva. In Perrine il ricordo viene esercitato nella sola ricostruzione dei tratti del viso, mentre in Doris le figure abbozzate sulla “cuffia” (realizzate modulando un’argilla rossa e assemblandola sopra uno strato di argilla bianca) altro non sono che una rappresentazione dell’animo del soggetto, una sua attitudine peculiare. È come se, rinunciando completamente alla cromia (i lavori sono infatti privi di qualsiasi colorazione) si arrivasse ad una quintessenza della persona, restituita dall’ immagine collocata, in maniera altamente allusiva, sulla calotta cranica del soggetto.
Se nelle “teste” e in Muñeca l’adozione dell’argilla come unico elemento materico e cromatico della scultura, risulta fondamentale per la potenza plastica della resa finale, ruolo paritetico viene svolto dai tessuti impiegati dall’artista. In totale assenza dei pigmenti, sono i tessuti ad esercitare un contrappunto cromatico alla terracotta. In Perrine, ad esempio, la scultura è collocata su un potente sfondo rosso che non è però dipinto poiché la tela è stata foderata con uno zerbino vermiglio. In Muñeca, che altro non è che la naturale evoluzione tridimensionale del ciclo delle teste, gli arti assumono una loro capacità cromatica (che sembra rimandare a pelle abbronzata al sole) grazie al contrasto con il grembiule azzurro. Il carattere affettivo che guida il lavoro di Luca Freschi è infine sottolineato, nell’opera Muñeca, dalla collaborazione con l’artista Monia Strada, amica dell’artista, che ha realizzato l’abito appositamente per la scultura. L’abito della bambola di Luca Freschi è infatti, ancora una volta, una rimodulazione del ricordo: da una camicia da notte della nonna dell’artista, mediante l’aggiunta di pizzi meticolosamente scelti, si è giunti all’abito finale. A completare la verosimiglianza dell’insieme si notino le suole consumate delle ballerine poste ai piedi della bambola. Quest’ultimo aspetto, voluto dall’artista (che ha personalmente “limato” la suola delle scarpe) non si limita ad avere una finalità estetica, ma rimanda alla più profonda poetica dell’artista. Se dal calco iniziale (frantumato a terra e poi ricomposto) si arriva all’opera mediante una rielaborazione artistica, compiendo un lento percorso di ricostruzione dove l’opera acquista una vita autonoma rispetto al modello iniziale, allora la suola consumata testimonia questa vita: la strada immaginaria calpestata dall’opera altro non è che il percorso dal calco, dalla casualità della rottura alla ricostruzione, all’autonomia dell’opera ...”

Irene Biolchini
 
 
 

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Chiudendo questo banner, o scorrendo la pagina acconsenti all’uso dei cookie.